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Essere versatili è la via per l'originalità
Essere versatili è la via per l'originalità
di [user #116] - pubblicato il

La versatilità in un musicista non è solo la capacità di destreggiarsi attraverso generi musicali differenti, indispensabile per essere un professionista. E anche la possibilità di avere a propria disposizione una tavolozza di colori espressivi e stilistici, così ampia da garantirgli di tratteggiare combinazioni artistiche inedite e personali. Parola di Gretchen Menn.
Abbiamo scoperto e apprezzato Gretchenn Menn per il suo pregevole lavoro solista, "Abandon All Hope"; un disco ispirato, ben scritto, suonato magistralmente e, soprattutto, molto variegato. Per questo abbiamo deciso di inagurare questa serie di appuntamenti esclusivi con Gretchenn parlando proprio della sua eccezionale versatilità.

"La versatilità è uno dei talenti più importanti da coltivare nella musica.
La musica è una forma di linguaggio e, come altro sistema linguistico e di comunicazione, è ricco di una moltitudine di dialetti, modalità e sfumature espressive.
Come ogni singolo musicista utilizza, combina, assimila e sintetizza questi dialetti è ll manifestarsi della sua personalità, il percorso attraverso cui arriva alla creazione del suo suono. Per questo, conoscere il maggior numero possibile di forme espressive, di dialetti, è la garanzia per avere una maggiore possibilità di  originalità nello sviluppare il proprio linguaggio. Questa capacità di padroneggiare differenti dialetti è proprio la versatilità.

Essere versatili è la via per l'originalità

Per questo, incoraggio gli altri musicisti e sprono costantemente me stessa, ad ascoltare e studiare quanti più tipi e generi possibili di musica. È un processo, un percorso di arricchimento e studio che spesso può mettere un artista anche nella condizione di misurarsi con generi musicali che non sono quelli che esattamente lo rappresentano e con i quali si sente a proprio agio. Ma è decisivo: bisogna assimilare tanta musica, esplorare artisti differenti e – soprattutto – esplorare il linguaggio di tutti gli strumenti, senza limitarsi ad ascoltare solo musica nella quale lo strumento che suoniamo sia protagonista.
È necessario poter far sì che la propria creatività attinga da una gamma di colori e influenze il più ampia possibile. La versatilità che consente a un artista di spaziare attraverso questi generi, di combinarli tra loro è la chiave per guadagnare quella elasticità - artistica e mentale - che consentirà di avere un proprio suono, una propria  voce, quella eccezionalità musicale che ognuno dovrebbe inseguire."




Foto di Max Crace
gretchen menn lezioni
Link utili
Il sito di Gretchen Menn
Ascolta & Acquista "Abandon All Hope" su Bandcamp
Gretchen Menn sul sito Dimarzio
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di ADayDrive [user #12502]
commento del 04/02/2019 ore 19:14:13
A costo di risultare polemico paleso il mio disaccordo. Per essere originali ci servono talento e coraggio. Io ad esempio ci ho provato, il coraggio tutto sommato ce l'avevo, peccato mi mancasse il talento... Comunque i chitarristi che hanno innovato davvero difficilmente erano versatili, anzi, avevano uno stile ed un suono ben precisi (se non addirittura definibili come "limitati"). Quelli versatili di solito finiscono a fare i turnisti e/o diventano musicisti per musicisti.
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di warburg [user #43590]
commento del 04/02/2019 ore 20:01:30
Concordo :)
Cobain non era versatile, e forse manco Clapton, eppure...
Muddy Waters era fisso come un chiodo, più che versatile.
Non so, mi viene in mente un Vai, un Satriani, un Bonamassa pure... non mi entrano in testa, posso ascoltarli anche per vent'anni.
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di Gasto [user #47138]
commento del 06/02/2019 ore 14:50:20
..ma le generalizzazioni sono sempre facili in questi casi.
Hai preso dei chitarristi eccelsi, probabilmente dei geni, che hanno innovato i mondo della musica. Alcuni dei quali nel loro privato possono suonare qualsiasi cosa, forse solo non ce la fanno sentire ….
Se poi non è flessibile Vai che ha suonato per Zappa, non so chi meglio può rappresentare le flessibilità con la chitarra. Ha fatto pure un album che si chiama “flexable”…:-)
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di MuddyWaters [user #47880]
commento del 04/02/2019 ore 20:34:59
Esatto... quello che volevo dire io. "essere versatili" è la via per fare il turnista, non il musicista.
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di Repsol [user #30201]
commento del 04/02/2019 ore 23:55:20
Capisco il tuo punto di vista...
Dipende anche da come si intende la parola “versatili”. Se significa aprire il proprio modo musicale ad altre esperienze probabilmente il discorso ha un senso. Jeff Beck lo ha fatto, Robben Ford, Gary Moore e potrei citarne molti altri, non propriamente dei turnisti.
Chitarristi che hanno saputo nell’arco della propria carriera mutare, aggiornare il proprio playing, aggiungere nuove tecniche etc...
Certo, poi c’è Keef che da sempre fa le stesse cose, e va benissimo anche lui.
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di adriphoenix [user #11414]
commento del 05/02/2019 ore 09:54:51
Ciao, guarda ti porto un esempio che proprio dimostra il contrario del tuo assunto, perdonami, un po' troppo lapidario....Jimmy Page ha iniziato la sua carriera di musicista proprio da turnista quando era ancora studente, periodo che durò diversi anni (dal '63 al '68 circa stando alla sua biografia), e proprio prestando il suo talento a musicisti disparati ed al servizio di jingle per spot radiofonici e televisivi, è diventato quello che tutti conosciamo. Lui stesso in diverse interviste descrive questo periodo di "apprendistato" come un valore "incalcolabile" per la creazione del suo bagaglio chitarristico vai al link Io quindi sono d'accordo con la bella e brava Gretchen, solo uscendo dalla propria "comfort zone" e misurandosi con generi anche molto distanti da quelli in cui ci riconosciamo, si acquista una sensibilità musicale più ampia, che permette poi esprimerci meglio nel genere di nostro gradimento. Guarda anche John 5, diresti mai che è un superlativo chitarrista country? no? neppure io...eppure lo è e sappiamo bene che nella musica che suona e chi gli permette di campare non troveremo mai un fraseggio country, eppure...
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di Gasto [user #47138]
commento del 06/02/2019 ore 15:05:19
...infatti...io potrei aggiungere Abasi, Gottardo, Gambale, Holdsword e Govan...e la lista potrebbe andare avanti all'infinito possono suonare qualsiasi cosa!
Cmq non penso che il video fosse indirizzato a Cobain o a Waters...:-) Forse era più per noi chitarristi della domenica...:-))
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di sand1975 [user #46451]
commento del 12/02/2019 ore 23:33:22
Senza contare il caso più emblematico: Steve Lukater che è stato anche uno dei più richiesti turnisti degli anni 80/90...
Rispondi
di betelobo [user #25981]
commento del 13/02/2019 ore 22:09:46
10' di applausi!
Rispondi
di frankpoogy [user #45097]
commento del 04/02/2019 ore 20:38:57
Col massimo rispetto per il punto di vista di una bravissima chitarrista (il cui livello è per me un sogno), a mio modesto parere l'equazione versatilità=originalità non è così scontata.
Rispondi
di c9 [user #37327]
commento del 04/02/2019 ore 22:08:55
Meglio essere unici nel fare 2 cose :-)
Rispondi
di McTac [user #47030]
commento del 04/02/2019 ore 22:08:59
Forse più che essere capaci di suonare più "generi", intende il voler ascoltare tuti i tipi di musica senza preclusioni di sorta. E questo può arricchire il proprio stile. Se il senso è questo sono d'accordo.
PS scusate per la parola genere tra virgolette... ma è una parola che proprio non sopporto...
Rispondi
di leoelle [user #45554]
commento del 05/02/2019 ore 02:19:55
“Quando ero giovane, sapevo dipingere come Raffaello. Ho impiegato una vita ad imparare a disegnare come un bambino.” (Pablo Picasso)
Rispondi
di theoneknownasdaniel [user #39186]
commento del 05/02/2019 ore 06:20:04
A me sembra stia dando un ottimo consiglio invece, dice di non porsi barriere nel farsi una cultura musicale che comprenda diversi stili e strumenti per arrivare a definire il proprio stile.
Steve Vai, per esempio, ha una notevole componente ritmica nel suo modo di comporre, così come il buon Keef studiò (o meglio fu costretto a studiare) chitarra classica prima di sentire Muddy Waters, e allo stesso tempo imparò a suonicchiare il piano.
Se uno invece si fossilizza su un solo genere in fase di formazione ad un certo punto finisce le ispirazioni e plasma il suo suono su qualcosa che già esiste.
Ecco, io credo che questo fosse il messaggio, travisato dall’uso improprio della parola versatilità.
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di adriphoenix [user #11414]
commento del 05/02/2019 ore 10:16:14
Credo che la dichiarazione di Gretchen Menn non sia stata capita da molti o comunque mal interpretata...versatilità non significa fare "marchette" musicali al soldo del primo che capita, significa studiare ed approfondire generi musicali, tecniche di fraseggio e stili chitarristici (nel nostro caso) molto diversi e molto distanti da quelli che abitualmente si suona. Nessuno può affermare che confrontandosi con stili differenti e suonandoli e approfondendoli, non porti ad aumentare le proprie capacità, fa parte del cammino di crescita di ognuno di noi. Più nozioni si apprendono, migliore diventerà il nostro stile e la nostra capacità espressiva, e non parlo solo di tecnica, ma proprio di linguaggio espressivo musicale ed è questa l'originalità di cui si parla. Certo talento e coraggio aiutano, ma come si dice...non si nasce imparati, buona musica a tutti!
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di francesco72 [user #31226]
commento del 05/02/2019 ore 12:44:37
Anch'io la vedo meglio come la Sig.ra Gretchen: essere educati a molte cose è sempre meglio che saper fare benissimo due cose solo. In primo luogo perchè una volta che hai mescolato i tuoi due riferimenti diventi per forza ripetitivo. Ma soprattutto perchè prima o poi arriva uno che sa fare quelle due cose come o meglio di te e, allora, hai finito. Malmsteen è stato il primo superveloce e col gusto classico, poi ne sono arrivati centinaia, Malmsteen è rimasto perchè il primo, ma tutti gli altri con eguale talento ginnico? In realtà la specializzazione spinta è un limite sia nell'evoluzione in generale che per quella delle arti, come dimostrano centinaia di anni di storia.
Ciao
Rispondi
di Mariano C [user #45976]
commento del 05/02/2019 ore 16:49:28
Articolo molto bello e condivisibile. Poi ovviamente dipende anche dagli obbiettivi: se si vuole fare una musica formalmente semplice (tipo strofa ritornello strofa assolo....) allora studiare e ampliare gli orizzonti può risultare anche inutile. Ma se si vuole fare una musica come quella dell’articolista oppure essere in grado di arrangiare la propria musica per un gruppo amplio di strumenti (dalla big band all’orchestra) allora essere il più possibile esperto dei più disparati lessici diventa una necessità
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di Giorgio1948 [user #49382]
commento del 08/02/2019 ore 16:07:26
Parlo da ascoltatore di chitarra elettrica, non da musicista che non sono. Come tale ascolto chiunque abbia preso in mano questo strumento e vi abbia dedicato parte della propria vita. E ne ricavo sempre piacere. Ma, essendo un pò maniaco della nota per nota, alla fine ritorno sempre da chi seguo da ormai sessantanni, un certo Hank B.Marvin...
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di sand1975 [user #46451]
commento del 12/02/2019 ore 23:42:26
Sicuramente affrontare più generi, dal jazz al metal non può che sviluppare la musicalità, ma l’originalita È ben altra cosa.
Vedo metallari che si lanciano nel be-bop alternando una serie infinita di scale modali e boppers che fanno ‘superimposizioni’ di scale su un pezzo pop col tono della chitarrra chiuso...
Non è questa versatilità. Bisogna anche comprendere il contesto è limitarsi, se serve e saper trovare il mood, il suono adatto.
Se per ‘affrontare più generi’ si intende questo, ripeto, può sviluppare la musicalità. Inoltre chi per indole non riesce ad identificarsi in un solo genere solo è spesso piu ‘aperto’ musicalmente parlando.
Credo sia un buon percorso, ma come tutti i percorsi non porta necessariamente da qualche parte. In questo più che in altri casi vale il consiglio di... non perdersi.
Meglio comunque non generalizzare mai,,,
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